Una crescita del pil per il 2026 all’1%, sopra le attese indicate a marzo. Un dato positivo dovuto al buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno, al contributo del Pnrr, (+0,5 punti nel 2026, spingendo soprattutto gli investimenti), al contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi, al rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio.
Crescita fragile, per le imprese la sfida degli shock internazionali
Ma è una «crescita fragile, tra shock internazionali e sfide per le imprese»: nel 2027 l’economia dovrebbe rallentare e la stima per il pil si ferma allo 0,6% per effetto della debolezza della fase finale del 2026 e di un recupero solo moderato a inizio anno. È lo scenario del Rapporto di previsione del Centro studi di Confindustria.
Energia, inflazione e tassi frenano lo sviluppo
Energia, inflazione e tassi frenano la crescita. L’ipotesi alla base dello scenario è che dopo le elezioni Usa di midterm si trovi una soluzione alla guerra tra Stati Uniti e Iran, come annunciato da Trump, e che da gennaio i transiti attraverso Hormuz riprendano con normalità.
Costo dell’energia ed Ets rischiano di annullare la crescita
Un fattore determinante, dal momento che l’energia resta «la principale vulnerabilità dell’economia italiana». Secondo il Centro studi con un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai 94 di quest’anno, «la crescita del pil prevista per il 2027 si potrebbe annullare». Lo stesso accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a 89 euro mwh (invece dei 58 dello scenario base).
Nella manifattura italiana emissioni in calo del 43%
Energia e Ets sono «macigni» sulla competitività delle imprese, sostiene in Csc, che sull’Ets ha messo a punto un approfondimento: i benefici in termini di emissioni, nella manifattura, sono in gran parte dovuti alla chiusura delle imprese. Nella sola manifattura italiana sottoposta a Ets tra il 2005 e il 2025 le emissioni sono diminuite del 43%, ma nello stesso periodo sono stati chiusi 386 impianti, 19 all’anno.