Sud, il potenziale inespresso dell’export. Chi vende all’estero aumenta subito la produttività del 6%


Mentre l’obiettivo del governo è raggiungere quota 700 miliardi di export entro il 2027, parola del ministro degli Esteri Antonio Tajani, alcuni territori restano indietro. O, almeno, mantengono un potenziale inespresso maggiore di altri. Parliamo del Mezzogiorno.

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Chi ha le carte in regola per vendere all’estero ma non lo fa

Secondo l’indagine di Unioncamere e del Centro studi Tagliacarne, circa 20mila aziende italiane avrebbero già le carte in regola per vendere all’estero, ma non hanno ancora varcato i confini nazionali. Al Sud se ne contano 21 ogni 100 già esportatrici, contro 13 nel Centro-Nord. Ed è nel Mezzogiorno che l’accompagnamento pesa di più: tra il 2020 e il 2024 le imprese meridionali che hanno usato i servizi camerali per l’internazionalizzazione hanno registrato un valore dell’export superiore del 65,3% rispetto a quelle non servite, circa tre volte la media nazionale del 21,8%. Su scala nazionale le imprese servite hanno avuto una probabilità di iniziare a esportare più alta del 41,4%, con un impatto stimato tra 600 e 800 milioni di euro di export aggiuntivo.

Gli accordi

Su questo bacino punta l’accordo quadro firmato alla Farnesina il 27 luglio tra ministero e Unioncamere, alla presenza di Ice, Simest, Sace e Cassa depositi e prestiti, che secondo Tajani è stato trasformato oggi in «un accordo operativo». Le Camere, ha spiegato il ministro, potranno «attraverso i loro radicamenti sul territorio, far crescere il numero delle imprese che vorranno esportare», coinvolgendo quelle che «hanno paura o che non hanno sufficienti informazioni».

A disposizione c’è la nuova direzione generale della crescita, nata con la riforma della Farnesina partita il primo gennaio, mentre le Camere parteciperanno anche ai forum economici promossi dal ministero. Per il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, l’obiettivo è «ampliare la platea delle imprese italiane che esportano», a partire dalle 20mila individuate.

I vantaggi di chi esporta

La posta in gioco emerge dal confronto tra chi esporta e chi no. A parità di dimensione, settore e area geografica, le esportatrici hanno una produttività del lavoro superiore di circa il 20%, e già all’avvio sui mercati esteri la produttività cresce di circa il 6%. Nel triennio 2026-2028 il 43% prevede investimenti in ricerca e sviluppo, contro il 16% delle non esportatrici; per le tecnologie 4.0 il rapporto è di 51 a 28, per la transizione verde di 47 a 28.

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